Rapporto Coop 2025
L’edizione del 2025 del Rapporto Coop (un’analisi annuale che fotografa i consumi, gli stili di vita e i comportamenti degli italiani in un contesto di “crisi della società dei consumi”) è stata orientata ad analizzare le scelte che gli italiani sono pronti a compiere e che quotidianamente fanno, partendo dal cibo.
Il clima percepito
Nel Rapporto si sottolinea che il conflitto è diventato il metodo principale per risolvere le controversie internazionali. Si registra un incremento delle guerre e della spesa militare, prevista in 2,7 trilioni di dollari nel 2024, il che rappresenta un aumento del 17% rispetto al 2022. Inoltre, il 78% degli opinion leaders prevede un incremento dei conflitti militari nei prossimi 3-5 anni, e il 18% esprime preoccupazione per l’avvio di un conflitto su scala globale.
In Italia, il Pil cresce lentamente, aumenta l’occupazione ma la produttività cala e l’ascensore sociale resta bloccato. La ricchezza è fortemente concentrata: il 10% della popolazione detiene il 58% del patrimonio nazionale.
La preoccupazione è diventata il nuovo stato d’animo degli italiani che, dopo aver abbandonato la loro abituale serenità e la fiducia tenace degli ultimi anni, ora percepiscono un’ombra sul loro futuro.
“Cinque anni dopo la pandemia, il mondo appare ancora più fragile e complesso, segnato da guerre, tensioni commerciali e crisi geopolitiche”
Questo clima di incertezza ha reso gli italiani più ansiosi: cresce il timore per il futuro, passando dal 20% al 39% rispetto al 2022, così come l’inquietudine, che è aumentata dal 24% al 37%, e lo stato di allerta, ora al 25% rispetto al 16%. Oltre metà della popolazione ritiene ormai possibile un conflitto armato, mentre emergono con forza nuove priorità:
- Pace e diritti civili (64%)
- Lotta alla povertà e alla violenza di genere (55%)
- Lavoro dignitoso e riduzione delle disuguaglianze (62%)
La sostenibilità è ancora importante
Per gli italiani, gli obiettivi di sostenibilità sono ancora valore fondamentale, ma tra questi priorità viene data a istanze di pace, diritti civili, contrasto alla fame e alla povertà nel mondo e la garanzia per tutti di un lavoro dignitoso.
I temi ambientali e il cambiamento climatico sono percepiti come prioritari dal 54% degli intervistati: il 36% chiede politiche urgenti contro il cambiamento climatico e il 29% invoca la tutela della biodiversità.
Quasi la metà degli intervistati ritiene che le famiglie e le singole persone possano realmente contribuire a rallentare il cambiamento climatico.
Il 33% ha intenzione di acquistare prodotti sostenibili, anche se più cari

Non è più il lusso a garantire gratificazione, ma il tempo trascorso con le persone care, i viaggi, le esperienze condivise.
Gli italiani e il cibo
Gli italiani ridisegnano la mappa del proprio benessere, che ruota intorno al cibo, alla prevenzione, a uno stile di vita sano e alle esperienze.
Gli italiani stanno diventando sempre più idealisti e pragmatici: meno interessati ad accumulare beni, ma più concentrati su significato e utilità.
Questo rinnovato approccio alla vita si manifesta anche nelle loro abitudini alimentari e di consumo.
Il cibo è diventato per gli italiani un alleato della salute e della longevità. Quasi uno su quattro si pesa almeno una volta a settimana e questo spiega l’aumento record delle vendite di bilance: +55% per quelle personali (+432.000 pezzi venduti in più), +5,5% per quelle da cucina. La dieta iperproteica coinvolge già il 17% della popolazione: le vendite di sostituti vegetali della carne sono salite del +20,9%, dieci volte di più rispetto alle carni stesse; seguono uova (+7,8%) e legumi (+5,0%).
Il legame degli italiani con il cibo continua ad evolversi, rimanendo comunque un aspetto cruciale della vita quotidiana. A tavola si rispecchiano i mutamenti nei valori, tra il desiderio di benessere, l’attenzione all’ecosostenibilità e una riscoperta importanza della casa come luogo di consumo.
Quella degli italiani è una cucina che sperimenta, ma resta domestica: nei primi sei mesi del 2025 la spesa per la ristorazione fuori casa cala del 2,2%, e un italiano su tre prevede di ridurla ulteriormente.
Per la prima volta dopo anni, i supermercati crescono più dei discount. I consumatori premiano assortimento, freschezza e promozioni mirate.
Cresce a spesa nei supermercati tradizionali (+2,7%), dove i consumatori preferiscono i prodotti in offerta (+40% li acquisterà o aumenterà l’acquisto) e quelli a marchio del distributore (+18% contro il +9% delle grandi marche).
Gli acquisti nella grande distribuzione continuano a crescere, registrando un aumento del 3,8% in valore e del 2% in volume. A trainare queste spese sono principalmente i prodotti freschi: frutta, verdura, latte fermentato, yogurt, pane e olio.
Cresce anche la consapevolezza dei consumatori: 7 italiani su 10 leggono regolarmente le etichette nutrizionali, premiando i prodotti con meno zucchero, sale e additivi, mentre i cibi ultraprocessati stanno perdendo popolarità.
Anche il settore biologico è in forte espansione, soprattutto nel Sud Italia, con 8,4 milioni di consumatori che dichiarano di voler aumentare i loro acquisti di questi prodotti nei prossimi mesi.
Il Bio non è più nicchia ma stile di vita, che intreccia salute, tradizione e nuovi valori come climatariano o zero waste.
Il consumatore del 2025 è caratterizzato da una minore fedeltà, una maggiore attenzione e una predisposizione a cambiare canale in base alle circostanze. La sfida principale per i retailer sarà quella di trasformare questa tendenza in una relazione duratura, fondata sulla fiducia e sulla capacità di rispondere a esigenze sempre più complesse.
Oltre il 90% Italiani vuole aumentare la propria abitudine di cucinare in casa.
I consumi stanno mostrando segni di crescita in Italia, sebbene a un ritmo piuttosto lento. Dopo anni di inflazione e aumenti dei prezzi, le famiglie iniziano a respirare, ma sono ancora molto caute. Al vertice delle priorità restano infatti cibo, salute fisica e utenze domestiche.
La spesa delle famiglie è aumentata solo dello 0,5% in cinque anni, con oltre il 50% destinato a spese obbligatorie. Anche nel settore tecnologico, gli acquisti ammontano a 16,5 miliardi (+1,2%), focalizzandosi sulla funzionalità piuttosto che sulla gratificazione.


