Una scoperta meravigliosa


Scrigno prezioso anche di arte e cultura. Involucro chiuso da un guscio robusto a protezione di una nuova vita che sta maturando.

“Era il settembre 1980 quando Gianni, un commerciante di uova di Forlimpopoli, mi ha fatto conoscere l’Uovo. L’ho toccato e mi è entrato nel sangue.

Ero agli inizi della mia nuova occupazione: vendere sul mercato italiano confezioni danesi per uova, biodegradabili e in carta riciclata. Non era un lavoro facile, inizialmente i prezzi non corrispondevano mai alle aspettative dei clienti.

Infatti, ricordo come fosse ora quella visita, la seconda a Gianni: dopo nemmeno 5 minuti mi stavo già allontanando. Giunto quasi alla fine del capannone, lui mi ha richiamato a gran voce. Sono tornato indietro e Gianni teneva in mano un uovo, talmente grande che mi sembrava di struzzo, invece che di gallina (era la prima volta che vedevo un “uovo doppio”, con due tuorli).

Mi disse: “L’uovo non è un prodotto normale, ma particolare, unico. Si fa amare per sempre. Se ora lo prendi in mano non potrai più farne a meno, ti entrerà nel sangue”.

E così è stato.

Da quel momento sono passati più di quarant’anni e il mio amore per le uova è ancora grande, indissolubile. L’uovo è vita. Contiene la vita e dà la vita.

Questo mi ha dato il coraggio di promuovere l’uovo, assieme alle sue confezioni, sul mercato italiano. Un’Italia allora diversa, dove i supermercati erano a divenire e dove imperversava la cosiddetta “casalinga di Voghera”.

Un mondo di commercianti e piccoli imprenditori, che sono stati in grado, con passione, sacrifici e notevoli sforzi, di perseguire un percorso di qualità, ora garantita dalla completa rintracciabilità. Filiera che possono vantare pochi prodotti in Italia.

Le aziende sono cresciute, sono state razionalizzate e stanno portando avanti la produzione e commercializzazione delle uova, uno dei pochi prodotti in cui l’Italia è autosufficiente e questo fa loro onore.

Non sono molti gli italiani che, tutt’oggi, conoscono il valore dell’uovo, anche se negli anni il settore ha fatto molto per elevarlo a bene primario di uso quotidiano.

Fa bene a tutti, grandi e piccini, purché fresco ed imballato a dovere. È così comune che non si riflette bene sul suo significato simbolico, che è profondo, al di là del suo uso gastronomico, in tutte le culture e religioni di tutto il mondo”.

Alessandro Rocchetti

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